Premessa
Nel Libro XX del De civitate Dei, s. Agostino (354-430) ci presenta una
lettura del “mysterium iniquitatis” che si distingue nettamente
dalle interpretazioni puramente politiche o apocalittico-militari
diffuse nel cristianesimo antico: in essa, infatti, l'Anticristo non appare
anzitutto come un persecutore esterno della Chiesa, bensì come una
realtà interna, una corruzione spirituale che si sviluppa nel cuore
stesso della comunità ecclesiale.
Il “corpo” dell’Anticristo
La riflessione agostiniana prende le mosse dall'esegesi di 2 Ts 2, 1-12, in cui Paolo di Tarso descrive “3[...] l’uomo dell’iniquità, il figlio della perdizione, 4l’avversario, colui che s’innalza sopra ogni essere chiamato e adorato come Dio, fino a insediarsi nel tempio di Dio, pretendendo di essere Dio” (2 Ts 2, 3-4. Bibbia CEI 2008). Agostino menziona una linea interpretativa che comprende l'Anticristo non come individuo isolato, ma come “universum quodam modo corpus eius” (Aurelius Augustinus, De civitate Dei, Liber XX, 19, 2: PL 41, 685), ossia come “l'intero, in un certo senso, suo [dell'Anticristo] corpo”, vale a dire una moltitudine di uomini che, pur appartenendo visibilmente alla Chiesa, ne tradiscono interiormente la verità spirituale, perché in modo occulto appartengono all'Anticristo; tale orientamento esegetico ritiene inoltre che “non in templo Dei, sed in templum Dei sedeat, tamquam ipse sit templum Dei, quod est Ecclesia” (Aurelius Augustinus, op. cit., Liber XX, 19, 2: PL 41, 685-686), cioè, letteralmente, che “[l'Anticristo] non nel tempio di Dio, ma in qualità di tempio di Dio segga, come se egli stesso fosse il tempio di Dio, che è la Chiesa” (trad. mia).
Quindi la minaccia
escatologica non viene da fuori della Chiesa, ma nasce nella sua stessa
struttura visibile, attraverso la pretesa di una falsa appartenenza.
L'Anticristo assume così i tratti di una “contro-chiesa”, un'apparenza
ecclesiale priva però della carità e della verità, che costituiscono l'autentico corpo di Cristo.
Il “mistero d’iniquità” e l’ipocrisia religiosa
L'elemento centrale di tale interpretazione è il concetto paolino di “mysterium iniquitatis” già in atto (2 Ts 2, 7), che ― riferisce Agostino ― alcuni esegeti del suo tempo comprendevano come azione nascosta del mistero d'iniquità sotto le sembianze della vera religione: “Alii [...] non putant dictum nisi de malis et fictis, qui sunt in Ecclesia, donec perveniant ad tantum numerum, qui Antichristo magnum populum faciat; et hoc esse mysterium iniquitatis, quia videtur occultum” (Aurelius Augustinus, op. cit., Liber XX, 19, 3: PL 41, 686), che significa: “Altri [...] non lo considerano detto se non dei malvagi e dei falsi, che sono nella Chiesa, finché raggiungano un numero tale da costituire un grande popolo per l'Anticristo; e [pensano] che questo è il mistero dell'iniquità, perché sembra occulto” (trad. mia). Il male escatologico non si manifesta immediatamente come opposizione aperta a Dio; esso agisce piuttosto mediante l'ipocrisia religiosa, la simulazione della santità e l'usurpazione dei segni sacri.
In questa prospettiva, il problema fondamentale non è l'eresia manifesta, ma la corruzione interiore di coloro che mantengono esteriormente il linguaggio, i riti e le strutture ecclesiastiche. Molti, pur portando il nome di Cristo, perseguono in realtà il proprio orgoglio (“superbia”) e la propria cupidigia (“cupiditas”). La “falsa chiesa” descritta implicitamente da Agostino non combatte apertamente il cristianesimo; essa opera invece “in nome di Dio”, deformando dall'interno la fede autentica.
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| Duccio di Buoninsegna, Cristo accusato dai farisei. |
Per il vescovo di Ippona tutta la storia umana è attraversata dal conflitto tra due amori fondamentali:
“Fecerunt itaque civitates duas amores duo, terrenam scilicet amor sui usque ad contemptum Dei, caelestem vero amor Dei usque ad contemptum sui” (Aurelius Augustinus, op. cit., Liber XIV, 28: PL 41, 436),
ovvero:
“Due amori hanno dunque generato due città: l'amore di sé fino al disprezzo per Dio la città terena, l'amore di Dio fino al disprezzo per sé la città celeste” (trad. mia).
L'Anticristo rappresenta il culmine storico dell'“amor sui”, cioè dell'orgoglio umano elevato a principio religioso e istituzionale.
La Chiesa come “corpus permixtum”
Uno degli aspetti più intriganti della riflessione agostiniana consiste nella concezione della Chiesa terrena come “corpus permixtum”, un corpo misto in cui giusti ed empi convivono fino al giudizio finale. Riprendendo 1 Gv 2, 19 (“19Sono usciti da noi, ma non erano dei nostri; [...] sono usciti perché fosse manifesto che non tutti sono dei nostri”. Bibbia CEI 2008), Agostino si rende conto che gli appartenenti al corpo dell'Anticristo possono trovarsi visibilmente all'interno della comunità ecclesiale.
La distinzione tra veri e falsi credenti rimane nascosta nella storia. I “lupi” restano mescolati alle “pecore” (“quam multae oves foris, quam multi lupi intus; et quam multae oves intus, et quam multi lupi foris!”, ossia “quante pecore fuori e quanti lupi dentro; e quante pecore dentro, e quanti lupi fuori!” esclama Agostino: v. In Evangelium Ioannis, Tractatus XLV, 12: PL 35, 1725), e proprio questa ambiguità costituisce il carattere drammatico della condizione ecclesiale presente. L'inganno escatologico si fonda sulla seduzione spirituale: i fedeli possono essere attratti da figure apparentemente sante che, interiormente, appartengono invece alla città terrena.
Questa visione impedisce ogni identificazione semplicistica tra istituzione visibile e santità dei suoi membri. La Chiesa storica rimane segnata da una tensione permanente tra grazia e peccato, tra santità sacramentale e fragilità umana. L'Anticristo non coincide semplicemente con un persecutore politico, ma con la possibilità che la “superbia” domini perfino le strutture ecclesiali.
La rivelazione finale dell’iniquità
La compresenza di bene e male nella Chiesa non è però definitiva. Secondo Agostino, la storia tende verso una separazione escatologica finale nella quale il “mistero” sarà pienamente svelato. Ciò che nella storia rimane occulto ― l'iniquità mascherata dalla religione ― verrà manifestato nel giudizio di Dio.
La Chiesa presente appare dunque come un corpo ancora unitario ma ferito, nel quale la città terrena può insinuarsi fino al cuore del santuario. Solo alla fine dei tempi avverrà la distinzione definitiva tra la città di Dio e la città terrena.
In tale quadro, la figura
dell'Anticristo assume una funzione eminentemente teologica: essa rivela
il rischio permanente della religione quando viene dominata
dall'orgoglio umano. L'Anticristo è il vertice della “superbia”, l'autodeificazione dell'uomo che pretende di occupare il posto di Dio pur continuando a parlare il linguaggio della fede.
Conclusione
L'interpretazione dell'Anticristo, che vi ho accennato in questo Post, mantiene una straordinaria attualità teologica. Essa sposta il centro della riflessione escatologica dal timore di nemici esterni alla necessità del discernimento spirituale interno alla Chiesa. Il vero pericolo non è soltanto la persecuzione manifesta, ma la falsificazione della fede mediante strutture religiose svuotate della carità evangelica.
Pertanto la lotta escatologica non si svolge semplicemente tra Chiesa e mondo, bensì attraversa il cuore stesso della comunità credente. La “falsa chiesa” nasce quando l'orgoglio umano assume il controllo delle realtà ecclesiali, trasformando il servizio in dominio e la fede in strumento di potere. Per Agostino, solo il giudizio finale di Dio potrà separare definitivamente la verità dalla sua contraffazione storica.
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